Recensione: “L’ oblio” di Philippe Forest


Sinossi:

Un uomo si sveglia convinto di aver perso una parola nel sonno, incapace di ricordarsi quale. Progressivamente, un’ossessione s’impadronisce di lui: che una alla volta tutte le parole lo abbandoneranno e che, perdendo il linguaggio, la sua vita si svuoterà. Rifugiatosi su un’isola al largo del continente, l’uomo si ostina a cercare questa parola mancante. La cerca nel vento, la cerca nella solitudine, sonda le nuvole, ascolta i silenzi. La sua caccia alla parola perduta lo incita a lasciar passare i giorni, esponendosi incessantemente agli effetti della luce sull’oceano, riflessa anche dallo specchio della sua camera d’albergo. Presto, anche il quadro attaccato al muro, dipinto dal precedente e misterioso inquilino della stanza, sembra animarsi di vita propria, mutando in funzione dell’atmosfera, riempiendosi di nuovi tratti man mano che la mente del narratore si svuota di parole. Il protagonista decide allora, invano, di catturarne giorno dopo giorno le metamorfosi con una vecchia macchina fotografica. Sarà dall’oceano o dal quadro, o da entrambi, che infine emergerà una donna in carne e ossa per restituirgli la voglia di abbandonarsi al piacere e svelargli il senso dell’oblio? In questo libro la strana esperienza di perdita che vive il narratore ne riproduce un’altra precedente, la evoca e la ripete – perdita in quel caso di una persona invece che di una parola –, fino a quando tutti gli elementi sparsi della storia in trompe l’oeil non cominciano a ricomporsi e s’incanalano verso un ritorno. Non ci sono più parole per dire, ma solo per stare.


Recensione:

Non si trova mai, da nessuna parte, se non quello che si è cercato. Ma l’opposto è altrettanto vero: non si cerca mai se non quello che si è già trovato.

Una mattina, al risveglio, un uomo si accorge di aver perso una parola.
Cerca di ricordarla, ma non sa qual è.

La cerca ovunque: sulla spiaggia dell’isola su cui si è rifugiato, nel mare, nei dizionari e perfino nell’unico quadro della sua camera da letto in albergo.


Dopo settimane vissute inconsciamente, il nostro protagonista – che all’interno della storia non ha un nome e né un volto – sviluppa una vera e propria ossessione per la parola mancante: è convinto che, a poco a poco, tutte le altre lo abbandoneranno.

A volte gli capita di non riuscire ad esprimersi con i vocaboli giusti perché li dimentica improvvisamente; ha la sensazione che il suo linguaggio si affievolisce giorno dopo giorno, e vuole colmare a tutti i costi quella mancanza dentro di lui, che va sempre più allargandosi.

“Un vuoto aveva occupato una certa zona della mia memoria alla quale, da solo, non sarei stato più capace di accedere.”

Questa è una storia che non ha né un inizio né una fine.
Il protagonista non ha un nome e né tanto meno ce l’hanno i personaggi secondari, che sono pochi ed essenziali, così come anche le ambientazioni.

L’ oblio” è un libro intimo, introspettivo ed estremamente riflessivo.
Leggere questo romanzo è come entrare nella mente del protagonista, scavare al suo interno e scendere a parti con i suoi pensieri, le sue emozioni e le sue percezioni.
Vedere scorrere la sua vita, così vicino, da poterla sfiorare con le dita.


La scrittura di Philippe Forest è incisiva, pulita. Sembra quasi uno specchio sull’anima del protagonista.
Ad avvolgere il romanzo è un ritmo serrato, complesso e profondo al tempo stesso, che non lascia spazio a futili distrazioni.

La parola che avevo perso, mi sono messo a cercarla…Avevo letto da qualche parte che ricordarsi di qualcosa significa spesso risvegliarsi dall’oblio in cui quella cosa era caduta…

La trama è frammentaria e dispersiva, ma ci si ritrova ugualmente coinvolti dal testo se gli si rivolge la giusta attenzione.


Il fulcro del libro è sicuramente la riflessione: una riflessione profonda sulla realtà e sull’esistenza, sulla perdita e sulla solitudine, ma anche sulla gioia della riscoperta e il ritrovamento.

Philippe Forest ci invoglia a capire il significato delle parole e della loro importanza.
Non a caso, “L’oblio” è un romanzo da assimilare per bene, e che a fine lettura lascia numerosi quesiti dentro di noi ai quali si cerca costantemente di dare una risposta.


Declaimer: ringrazio la casa editrice Fandango Libri per avermi omaggiato la copia.


La mia valutazione:


Piccole informazioni sul libro e sull’autore:

Titolo: L’oblio
Autore: Philippe Forest
Traduttore: Gabriella Bosco
ISBN: 9788860446510
Anno edizione: 2020
Pagine: 224 p., Brossura
Prezzo di copertina: 18 


Philippe Forest:

(Parigi 1962) scrittore francese. Critico letterario e cinematografico, è autore di saggi sulla letteratura contemporanea (Storia di Tel Quel, Histoire de Tel Quel, 1995, nt) e di romanzi (Tutti i bambini tranne uno, L’enfant éternel, 1997; Per tutta la notte, Toute la nuit, 1999; Sarinagara, 2004; L’amore nuovo, Le nouvel amour, 2007; Il secolo delle nuvole, Le siècle des nuages, 2010) concepiti come strumenti di analisi autobiografica e di indagine di contesti culturali complessi. Nelle opere critiche più recenti ha indagato la relazione tra genere romanzesco e realtà: Il romanzo, il reale. Un romanzo è ancora possibile? (Le roman, le réel. Un roman est-il encore possibile?, 1999), Il romanzo, l’io. (Le roman, le Je, 2001), Il gatto di Schrödinger (Le chat de Schrödinger, 2013). Ha vinto il Premio letterario internazionale Ceppo Pistoia.

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