Recensione: “Le formiche festanti” di Pinar Selek


Sinossi:

Sui documenti Azucena è Suzanne. Il nome che ha scelto di portare è quello che le ha dato la nonna spagnola, esule in Francia dopo la guerra civile. Azucena indossa un paio di scarpe rosse e con quelle percorre le strade di Nizza, si ferma nelle piazze ad ascoltare Gouel che suona Leonard Cohen, parla con Manu allo stand di frutta delle Paranoiche, ragiona di poesia con il Principe dei rifiuti Alex. E intanto, formica tra le formiche, resistente in un mondo dedito al profitto e minacciato dalla criminalità, scava gallerie nascoste per quando il momento di ribellarsi sarà definitivamente arrivato e bisognerà uscire allo scoperto. Ognuno dei personaggi che incontra nella Costa Azzurra patinata degli yacht e dei cani di razza ha una storia di esilio, amore, resistenza, soprusi e amicizia. Ognuno di loro lotta per creare una realtà alternativa, solidale, onirica e più equa: c’è chi sa parlare con i cani e li aiuta a vivere senza guinzagli, chi organizza i braccianti agricoli migranti sfruttati dalle grandi aziende, chi trapianta gli alberi intrappolati dal cemento e chi cerca di riconciliarsi con il proprio passato. Con Le formiche festanti Pinar Selek ci regala il manifesto di un altro mondo possibile, un mondo reale come le ingiustizie e come la forza di liberazione che ha dentro di sé chiunque decida di opporsi. Un libro per i sognatori del nuovo millennio.


Recensione:

Azucena, Suzanne sui documenti, mentre cammina tra la sua amata città, Nizza, si porta dietro i suoi dolori e le sue paure.

Il treno notturno che fa andata e ritorno tra Parigi e Nizza mi trasporta in un romanzo di cui non conosco la trama. La scoprirò vivendola. Per ora, ne ascolto la musica.”

È tra quelle strade, quei paesaggi, quei colori, che, con le sue scarpe rosse, consegna semi nascosti dentro a cesti di verdure in uno stand, aiuta i cani a scappare e cerca ripari provvisori.


Azucena è una piccola rivoluzionaria.
È folle, ma ha la forza di una formica e l’amore dei suoi compagni, i Paranoici.

Ne “Le formiche festanti” seguiremo le sue avventure, quelle della Svampita dalle scarpe rosse; di Gouel, il cantante di strada; Alex, il principe dei rifiuti; Manu, Luna e tante altre piccole formiche che si muovono silenziosamente attraverso i luoghi a loro cari, per poi emergere nel momento giusto.

Scavano in profondità, agiscono e instaurano legami tra di loro.
Progettano una realtà alternativa, lottano contro le ingiustizie e cercano di ribaltare il sistema corrotto, basato sul capitalismo e lo sfruttamento del più debole.
Hanno un piano ambizioso che richiede pazienza.

“È di noi che hanno più paura. Perché diventiamo autonomi, mettiamo radici dove ci troviamo e scaviamo gallerie come le formiche. Restiamo invisibili e, quando ci notano, è troppo tardi.”

“Le formiche festanti” è un romanzo composto da più storie.
Storie di sognatori, di esiliati, di combattenti.


Pinar Selek intreccia luoghi, personaggi e sensazioni.
Ci trasporta inaspettatamente in un altro mondo dove all’inizio ci sentiremo confusi, ma che comprenderemo e apprezzeremo a poco a poco, quando tutti i tasselli andranno al loro posto.

“A volte succede. Le persone che si incontrano in momenti strani, in luoghi frantumati, possono vedersi veramente e insieme svuotare i loro cuori sul cemento armato.”

Lo stile dell’autrice è evocativo e incisivo: fa da padrone su tutto il testo senza mai far pesare, nemmeno per un secondo, le tematiche delicate che Pinar Selek affronta in questo romanzo.


Esilio, resistenza, identità, modernità.
Sono solo alcuni dei temi affrontati ne “Le formiche festanti” che lo rendono un libro di forte impatto e intriso di umanità.
Una storia per nulla semplice, ma nella quale indubbiamente ci ho lasciato il cuore.


Declaimer: ringrazio la casa editrice Fandango Editore per avermi omaggiato la copia.


La mia valutazione:


Piccole informazioni sul libro e sull’autore:

Titolo: Le formiche festanti
Autore: Pinar Selek
Traduttore: Marta D’Epifanio
ISBN: 9788860446534
Anno edizione: 2020
In commercio dal: 13 febbraio 2020
Pagine: 216 p., Brossura
Prezzo di copertina: 18 


Pinar Selek:

Libri di Pinar Selek

Sociologa, attivista e scrittrice turca.
Dopo aver conseguito il suo diploma al liceo francese Notre Dame di Sion si è laureata con onoreficenze presso il Dipartimento di Sociologia dell’Università Mimar Sinan. Nel 1996, viene pubblicata da Belge Publishing la sua traduzione-selezione Ya Basta-Artik Yeter, dedicata ai movimenti indigeni del Messico.
La sua tesi di Master è stata pubblicata con il titolo: Maskeler, Süvariler, Gacilar-Ülker Sokak: Bir Dislanma Mekâni Maschere, Cavalieri, Gacias, via Ülker: un luogo di emarginazione.
I suoi lavori hanno come oggetto le minoranze oppresse dalla Repubblica turca. Nel 1998 comincia per lei un dramma giudiziario, del quale ancora non è stata scritta la fine: accusata di complicità con il PKK, è torturata e imprigionata. 
Nonostante le privazioni e le violenze, Pinar resiste anche all’accusa di terrorismo che le viene mossa. 
Malgrado l’annullamento della condanna e le quattro assoluzioni, l’accanimento politico e giudiziario non si ferma. 
Costretta all’esilio dal 2009, ha visto radunarsi e mobilitarsi per il comitato che la sostiene personalità eminenti della cultura e della società turca, come gli scrittori Ohran Pamuk e Yashar Kemal.
Rifugiata politica in Francia, Pinar Selek ha insegnato all’Università di Strasburgo. Nel 2013 ha pubblicato il romanzo La maison du bosphore.
Fandango pubblica nel 2015 il suo La maschera della verità.

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