Recensione: “Summer” di Monica Sabolo

Sinossi:

Durante un picnic sulle rive del lago Lemano, Summer Wassner, diciannove anni, scompare misteriosamente. L’ultima immagine che tutti ricordano è quella di una ragazza bionda che corre tra le felci, i pantaloni corti e le lunghe gambe nude, prima di sparire nel vento, tra gli alberi, nell’acqua. La sua sorte resta un enigma indecifrabile: è annegata, forse si è suicidata, oppure ha incontrato qualcuno? Venticinque anni dopo, suo fratello minore Benjamin è ossessionato dai ricordi. Summer gli appare in sogno come uno spettro seducente, risvegliando i segreti della loro famiglia, tenuti nascosti troppo a lungo.
Summer è il thriller psicologico che ha conquistato la Francia, un romanzo sensuale sui fantasmi del passato e sul potere irresistibile della verità.

Recensione:

Summer e Benjamin sono due fratelli molto uniti che appartengono a una famiglia di importante rilievo, la quale, in realtà, nasconde terrificanti segreti.
Durante un picnic, Summer, ancora adolescente, scompare improvvisamente sotto gli occhi delle sue amiche e del fratellino Benjamin.

A partire da quel momento, tutta la vita di Summer diventa oggetto di discussione e critica.
Il tragico evento ha sconvolto tutta la sua famiglia e la cittadina.
In primo luogo però, l’unico ad essere rimasto profondamente colpito dalla scomparsa dell’adolescente è Benjamin, suo fratello.

Dopo 25 anni, il ragazzo, ossessionato dal ricordo della sorella, non si dà pace e, invano, cerca ancora di trovare delle risposte alla sua scomparsa.
Inizia così una profonda ricerca nel passato, in una storia oscura e macabra, durante la quale scoprirà importanti rivelazioni sorprendenti e alquanto scioccanti.

Nel romanzo non sono presenti capitoli ma, al contrario, troviamo una narrazione uniforme.
Tutti gli episodi sono raccontati, sotto forma di racconto personale, dal fratello di Summer al suo psicologo curante.

Il libro non è altro che un estrapolazione dei ricordi del ragazzo, distrutto nell’anima e depresso, il quale cerca di ricordare e descrivere gli avvenimenti e gli stati d’animo di tutti i personaggi del romanzo.

Nella storia, alla narrazione degli eventi si alternano sensazioni e percezioni dei protagonisti del libro che penetrano a fondo nel cuore del lettore, come un pugno alla bocca dello stomaco.

La scrittura dell’autrice è caratterizzata da un ritmo calmo, riflessivo e incalzante, a volte anche sofisticato. Inoltre, la narrazione avanza lenta ma non perché sia noiosa, bensì perché lascia addosso al lettore un ampio senso di disagio.

I dialoghi sono quasi nulli ma, in compenso, vengono presentate descrizioni di giornate odierne, lunghe, che trascorrono immobili, piatte e soffocanti ma estremamente essenziali per avere una percezione completa delle atmosfere del libro.

<<Forse l’ho odiata, non lo so, forse ce l’avevo con lei per la sua capacità di scivolare nella vita come una barca a vela sul mare, proprio sulla riva dell’orizzonte. Dalla riva cui ero condannato, guardavo la sua imbarcazione attraversare strati di chiarore, cortine spiovute dal cielo, come i raggi che trafiggono le nuvole nelle immagini sacre. Forse l’ho odiata per averci lasciato.>>

Il punto focale del romanzo è l’assenza. Anche se le vicende sono raccontate da Benjamin, il vero protagonista della storia, in realtà, è proprio l’assenza di Summer.

La ragazza, con la sua scomparsa, non fa altro che scatenare una serie di eventi estremamente negativi. Più precisamente, non fa altro che distruggere la vita di tutte le persone che la conoscevano ma, in particolare, di suo fratello minore che è perennemente ossessionato dal senso di colpa di essere sopravvissuto a lei, di vivere con il rimorso e il rimpianto di aver potuto, quel giorno, salvare la vita di sua sorella.

Questa frustrazione lo logora, gli impedisce di svolgere una vita tranquilla e incapace di allacciare rapporti con altre persone. Si sente come bloccato in un limbo e l’unico modo per evadere lo trova in droga e alcool.

<<Io sono la prova vivente che si può vivere senza le persone che amiamo di più, quelle che riunivano le migliaia di minuscoli frammenti di cui siamo fatti. Persone che abbiamo il terrore di perdere, perché ci fanno sentire reali, o quantomeno un po’ estranei al mondo, e a cui poi, quando le abbiamo perse, non pensiamo più. Non ho idea di dove si trovi, non più di quanto sappia dove è finito il quattordicenne magro e nervoso che ero allora. Forse sono insieme, in un mondo parallelo cui si accede attraverso uno specchio, o la superficie di una piscina.>>

Il romanzo è molto più che un thriller psicologico perché in esso ritroviamo una storia coinvolgente e introspettiva, con una scrittura molto piacevole che ci trascina nel dolore di Benjamin: un ragazzo distrutto, disperato dalla scomparsa della sorella e per il vuoto lasciato da essa stessa che, in cuor suo, sa di non poter mai colmare, nonostante siano trascorsi venticinque anni dal tragico avvenimento.

Un romanzo molto drammatico e straziante ma, allo stesso tempo, accattivante. Una storia assurda e ignobile che trascina il lettore nei meandri della più spregevole psiche umana.

La mia valutazione:

Piccole informazioni sul libro e sull’autrice:

Traduttore: S. C. Perroni
Editore: La nave di Teseo
Collana: Oceani
Anno edizione:2019
In commercio dal: 11 aprile 2019
Pagine: 236 p., Brossura
EAN: 9788893445696

Monica Sabolo è nata a Milano nel 1971 e vive in Francia. Tra i suoi romanzi, che hanno riscosso un grande successo di pubblico e di critica, Tutta questa storia non ha niente a che vedere con me (Prix de Flore, 2015) e Le stelle si guardano da lontano (Grand prix de la SGDL, 2017).

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